Paesaggio e natura sono termini inflazionati, per lunga e dura a morire tradizione romantica, di risonanze gratificanti. Eppure paesaggio e natura sono intorno a noi, ci circondano, aggrediscono il nostro orizzonte visuale, i nostri livelli di coscienza; sicché ci è consentito istituire con essi un rapporto di verità recuperandoli nella dimensione dell’arte.

In questo contesto si iscrive la ricerca di Giovanni Profumo il quale, con quelle realtà, ha avuto rapporti non sempre tranquilli e armonici. C’è stato un momento, anzi, in cui il risvolto astrattista è intervenuto come una pausa, come una più sottile captazione di ritmi e strutture. Ma l’esperimento è stato interrotto quasi per coscienza di un senso di fuga che se veniva incontro a talune compiacenze di edonistica acquiescenza formale, non rimarginava i motivi di un antico rimorso, esorcizzabile soltanto a condizione della verifica di una realtà filtrata attraverso i meccanismi psichici non come fatto idealistico, ma come riflesso di una condizione esistenziale. A questo punto, scatta una operazione selettiva determinata e imposta dalla presenza fisica e spirituale nelmondo dell’artista Profumo il quale ha bruciato e brucia l’esperienza della contemporaneità, del vivere oggi, dell’incomunicabilità, della solitudine, quasi uno spirito del tempo che dai livelli spirituali tende a trasferirsi anche sugli oggetti, sulle cose e sulla natura, appunto, non più quella selvaggia, pittorescamente informe, ma quella aggredita dal tarlo del «progresso», il quale comporta sempre il pagamento di uno scott

E così, le linee del paesaggio, i suoi profili si razionalizzano, i prati e i campi risultano curati, anche nei più lontani lunari e isolati recessi, sembra che un misterioso intervento ne abbia modificato le tonalità sfumanti e aggraziate per rifonderle nei colori primari tagliati a campiture nette. E questo Es, questo inconoscibile che nelle tele di Profumo proietta una luce vivida e ferma che non concede digressioni nemmeno a favore del mistero onirico dei surrealisti, ma è proteso, anzi, alla eliminazione di un sospetto di lirismo rappresentato dagli alberi, ricostituisce una nuova realtà che può pervenire anche ai limiti dell’artificiale in conseguenza del quale viene recuperata una nuova ottica e le istanze materiche trovano forma inmisteriosi fiori affioranti da quei luoghi mentali.
Giovanni Profumo vive questa tragedia e nella progressiva essenzializzazione ritrova l’entità del reale e una risposta catartica alle sue angosce di uomo moderno.

Luciano Marziano 1971


 
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