Il cimento dell'armonia e dell'invenzione. Queste note parole, date da Vivaldi per titolo ad una serie di concerti, hanno per Giovanni Profumo un valore emblematico e costituiscono da sempre il fondo e la sostanza della sua ispirazione, e insieme una meta ideale.
Per un artista cercare di assomigliare a se stesso è condizione vitale, come per uno strumento musicale rendere il suono per cui è stato creato. Se questo discorso è vero per ogni uomo, per un artista può assumere la portata di un dramma. « Il tempo passato e il tempo futuro non permettono che poca consapevolezza » scrive Eliot « mentre il mondo muove, pieno di voglia, sulle sue strade asfaltate » e « voci stridule che sgridano o deridono, o soltanto chiacchierano, sempre assalgono le parole che si sforzano, si fendono e talvolta si spezzano, sotto il peso, per la tensione ». E' una dura e non compresa battaglia, ma « c'è una luce ferma nel punto fermo del mondo che ruota ».
Questo punto fermo Giovanni Profumo lo ha oggi conquistato, a prezzo di faticose ricerche. « Che m'importa che uno dei vostri due più uno dei vostri due faccia uno dei vostri quattro? ». Sotto l'intonazione un poco polemica di questa frase di Profumo, si nasconde la consapevolezza ormai placata che la sua strada particolare deve cercarsi al di sotto del contingente, o al di sopra. Non fuori dalla realtà, ma in una capacità di vedere la realtà senza abitudine e senza schemi, lasciando libero corso alla sua fantasia di poeta e di narratore epigrammatico.
Armonia e invenzione: due motivi non divergenti in cui si compendia tutto l'impegno del lavoro di Giovanni Profumo. «Già da alcuni anni la nozione di progresso è morta. I problemi di oggi sono problemi di cambiamento di stato, di trasmutazione. E' ormai necessaria una forma di intelligenza che sia aperta alla totalità » (Pauwels e Bergier). E' la « visione planetaria » di Teilhard de Chardin. Inutile attardarsi su posizioni di ricerca per la ricerca, in un turbine che ruota attorno al disorientamento ideologico e che maschera solo il vuoto spirituale. Il cambiamento, per chi sa vedere, è già avvenuto. E si avverte nell'aria un bisogno di riconquista di una dimensione spirituale troppo a lungo negata. Di questa atmosfera Giovanni Profumo è interprete consapevole e la esprime creando, nelle sue forme di una scabra bellezza, libera da vibrazioni emotive deteriori, un mondo in cui le tensioni sono, sì, sofferte, ma anche superate e risolte in nome di un ordine costruttivo che è nel contempo insegnamento morale.
Armonia formale che rispecchia dunque un preciso intendimento ideologico, nell'invito ad una più larga considerazione delle possibili soluzioni a questi nostri tempi di inquietudine, in cui tutti ci sentiamo, ma forse non siamo, sull'orlo di una catastrofe. Sempre in questa dimensione, nei suoi quadri dal simbolismo più esplicito e dalla tematica più attuale, l'artista vuole, seguendo la sua fantasia, « favolatrice e ludica » esorcizzare una forma di ansia che ci viene imposta senza lasciarci alternative, e che Profumo, «poeta della meditazione» come lo ha definito un critico, super con il suo umorismo, a volte mordace, di personaggio solitario, che cala in questa realtà lo sguardo del contemplativo arricchito di conoscenze elaborate altrove « perché - dice - nel punto dove le rette parallele si incontrano, io ci sono stato ».
Alice Schweitzer, 1973,
Galleria Il Pozzo