La pittura di Giovanni Profumo è certamente classificabile come pittura inoggettiva e analitica più legata alla dimensione del fare pittura che alla programmazione. Infatti, il rapporto primario di Giovanni Profumo non è quello con la qualificazione del colore o con la misurazione dello spazio, ma con la materia cromatica che dal centro della tela viene a poco a poco stesa con la spatola fino alle minime variazioni tonali. Un fare pittorico che non esclude il comportamento, il soggettivismo di un percorso di incontro con la luce.
Profumo mette a nudo una condizione senza drammaticità, con spietata razionalità, ed esprime la tentazione alla poesia nella scelta dei colori, in un'ampia gamma che proprio perché estesa potrebbe far pensare ad una predominanza del fatto pittorico ed analitico sulla valenza del colore; invece ci sono colori in cui Profumo vive più liricamente il rapporto con quella luce che si diffonde lentamente sulla superficie del quadro. Le opere di Giovanni Profumo si pongono quindi come razionalizzazione di intense e profonde emozionalità, come ricerca di perfezionati equilibri, corrispettivo di una consapevolezza della confusione esistenziale. Via via gli elementi diminuiscono, il colore si assottiglia, la luce si fa più diffusa ed impalpabile, il fruitore è assalito dallo sgomento temendo che il pittore tenda alla proposta di uno spazio assoluto, vuoto, solo definito cromaticamente come unica, residua possibilità di rappresentare visivamente la vicenda umana.
E' una lettura romantica ed esistenziale della pittura di Profumo che filologicamente si deve considerare fruibile nell'area inoggettiva. E' la lettura che il pittore stesso suggerisce rifiutando decisamente di essere considerato "astratto" e definendo paradossalmente, ma si sa che spesso il paradosso è tanto vicino alla realtà da sovrapporsi ad essa, "paesaggi" i propri quadri.
Emilia Marasco, 1991
Centro d'arte Il Melograno
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