Incontro con un pittore della nostra terra - Giovanni Profumo
In uno di quegli spazi che a Quinto interrompono le case, per concedere almare di osservare ni piccoli uomini che corrono lungo la strada racchiusi in grandi scatole di ferro, si trova una scaletta.
In uno di quegli spazi che a Quinto interrompono le case, per concedere almare di osservare ni piccoli uomini che corrono lungo la strada racchiusi in grandi scatole di ferro, si trova una scaletta.
Una scaletta che scende, alternando scalini sbrecciati ad altri quasi interi; ed attraverso un bizzarro andito giunge ad una porta su cui è appesa una lavagnetta: “Quadri freschi sonci”. Ci si trova quindi in uno studio ampio, con canne di bambù alle pareti e canne da pesca sul pavimento, una stufa di terracotta nel centro della stanza e quadri dovunque. E luce, una luce meravigliosa che penetra da due grandi finestre, da una delle quali si scende direttamente sugli scogli che recano al mare. Nello studio la musica di una radio, che non si riesce a vedere dove sia, ed un quadro abbandonato su un cavalletto. Il pittore? Il pittore sta pescando. E’ il suo hobby.
Giovanni Profumo è minuto, pallido, dall’aria ineluttabilmente timida; scontroso nel suo taciturno comportarsi, sembra che saluti in punta di piedi. E’giovane: 26 anni. Eppure il suo incontro con i pennelli è già vecchio di dodici anni. “Anche io so dipingere” disse un giorno osservando le creazioni di un’anziana signorina dalle tendenze macchiaiole; e dipinse “Il passaggio del Mar Rosso”con un mare inequivocabilmente ed autenticamente rosso! Altro motivo concomitante a spingerlo verso l’arte fu una bocciatura ed un certo senso di rivalsa verso i professori che si ostinavano ad assegnarli 4 in disegno.
Molte cose si fanno nella vita pur di dimostrare che i professori sono stati ingiusti: le vie dell’arte sono veramente infinite…Profumo, che si professa un uomo tranquillo, dalla vita assolutamente quieta si è decisamente incamminato verso una forma di pittura niente affatto tranquilla, che di pacifico ha solo i contrasti con cui viene accolta.
Questa, che si tiene alla San Matteo, è la sua terza mostra; la prima, in questa stessa galleria, avvenne nel 1956: su 24 quadri ne vennero acquistati 14. “E’ stato un successo facile allora – dice Profumo – quelle mie opere, che non ritengo valide, erano rappresentazioni paesaggistiche che rispecchiavano ancora la tradizione e risentivano di troppe tendenze”.
Questa, che si tiene alla San Matteo, è la sua terza mostra; la prima, in questa stessa galleria, avvenne nel 1956: su 24 quadri ne vennero acquistati 14. “E’ stato un successo facile allora – dice Profumo – quelle mie opere, che non ritengo valide, erano rappresentazioni paesaggistiche che rispecchiavano ancora la tradizione e risentivano di troppe tendenze”.
A Roma, nel 1959 espose alla “Cassapanca”. Era quello il periodo che egli definisce“molto simile al tascismo ed esuberante di toni accesi”. Di questa terza mostra è più soddisfatto, anche se sa che, accontentando se stesso, rende più difficile la comprensione al grosso pubblico. Come giudica, definisce, Profumo la sua pittura? Dei paesaggi che egli osserva gli rimangono impressi gli elementi che maggiormente lo hanno colpito e che ricompone sulle tele: composizioni fredde con partenza figurativa. E gli elementi di Profumo sono le case, le case da cui ha eliminato le finestre perché – dice – tolgono la luce. Le case risplendono così di un colore unito, vincente; dorate dal tramonto o infreddolite dalla nebbia. Cubista forse, ma di un cubismo che ha permotivo ispiratore lamusica: è lamusica di Bach – spiega – che gli ha ispirato un bellissimo e composto disegno in bianco e nero; e c’è Stravinskij in una composizione dai toni blu, viola e neri. Il suo tributo al romanticismo sono quegli alberi, considerati personaggi, che si trovano in quasi ogni sua opera o nella esplosione di un’amarillide rossa; sono negli squarci di luce improvvisa, accecante di speranza, che si insinua anche nel paesaggio più buio delle case di periferia.
Profumo sente ciò che fa, crede in ciò che fa. Così come sente e sa di essere tra quei pittori che la gente guarda con circospezione. Alla sua mostra i giovani osservano intenti, fra imeno giovani alcuni ammirano la pastosità, l’armonia dei colori e giudicano i suoi quadrimolto adatti per una stanza conmobili svedesi…altrimuniti di buona volontà chiedono: “Se li spiegasse forse li capiremmo…” capire? Ogni pittura, che come questa, è visione interiore, ricomposta per sensazioni non si può spiegare. E’ come una persona, una persona difficile: bisogna amarla per comprenderla.
Profumo sente ciò che fa, crede in ciò che fa. Così come sente e sa di essere tra quei pittori che la gente guarda con circospezione. Alla sua mostra i giovani osservano intenti, fra imeno giovani alcuni ammirano la pastosità, l’armonia dei colori e giudicano i suoi quadrimolto adatti per una stanza conmobili svedesi…altrimuniti di buona volontà chiedono: “Se li spiegasse forse li capiremmo…” capire? Ogni pittura, che come questa, è visione interiore, ricomposta per sensazioni non si può spiegare. E’ come una persona, una persona difficile: bisogna amarla per comprenderla.
Valeria Zanini
Il Lavoro, Venerdì 16 Febbraio, 1962
Il Lavoro, Venerdì 16 Febbraio, 1962
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