Riguardando oggi tutta la sua produzione si vede subito, infatti, quale sia stato il motore continuo di un approfondimento che ha cercato, nella tersa strutturalità formale della superficie, il senso di uno spazio simbolico della visibilità e, anche, della propria esperienza umana nel mondo.
La configurazione geometrica, particolarmente densa di significati nelle religioni aniconiche, e quella luminosa (la luce è il simbolo patristico del mondo celeste e dell'eternità) svelano, nella pittura di Profumo, tanto la misura dell'appassionato esercizio del fare concentrato sulla produzione di un colore denso e squillante così come la traccia di una unità fra intelletto ed emozione, espressa come radice essenziale dell'immanenza.
Del resto lo stesso Profumo diceva della sua pittura, che riempiva di tinte apparentemente piatte la superficie del quadro campita in modo monocromo e distribuendo l'insieme delle zone in un coinvolgimento di luci, che essa doveva offrire allo spettatore una sensazione lucida ed esauriente della coscienza nella sua pura strutturalità.
Cercando di vedere più a fondo, chiedendo all'occhio e alla sua visione di corrispondere alla contemplazione e all'evocazione, l'osservatore potrà acquisire, nei limiti spaziali e temporali ostesi dal quadro, l'interno significato di una pittura di molto contenuto.
Germano Beringheli, 1998
Loggia della Mercanzia
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